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Supera i momenti difficili sviluppando la tua resilienza!

Ingenuamente si pensa di dover far fronte ai momenti difficili con la resistenza, infatti spesso diciamo a noi stessi “devo resistere e poi passerà”. Nell'articolo scopriremo invece che è la resilienza, quella che fa la differenza! Vedremo cosa significa e implica questo termine, perché è una caratteristica fondamentale in questo momento particolare, e come svilupparla e allenarla sia nell’ambito professionale sia nella propria vita personale.

Indice

Che cos’è la resilienza

Per rendere bene il concetto prendiamo in prestito la definizione di resilienza che proviene dalla Tecnologia dei materiali, ambito in cui viene definita come la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi. Se sostituiamo il termine materiale con la parola individuo e urto con il vocabolo difficoltà ci avviciniamo molto al significato di resilienza usato in ambito psicologico. La resilienza indica la capacità di fare fronte in maniera positiva a traumi e difficoltà, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi ai problemi, recuperando l’equilibrio psicologico, di “ricostruirsi” in chiave positiva restando sensibili alle opportunità che la vita offre.

Storicamente si deve a Boris Cyrulnik, neuropsichiatra francese del secolo scorso, l’ampliamento al campo psicologico dell’accezione tecnica della parola resilienza definendola come la capacità di reagire a traumi e avversità, recuperando l’equilibrio psicologico attraverso la mobilitazione di risorse interiori quali la sicurezza e la fiducia in sé stessi. La sua teoria della plasticità psichica, a cui il termine resilienza fa riferimento, è descritta nel saggio Un merveilleux malheur (1999).

 

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Essere resilienti: una competenza da allenare

In questo contesto utilizziamo il termine resilienza come la capacità di adattarsi in modo efficace e con atteggiamento positivo alle difficoltà, siano esse di natura professionale, personale o molto ampie e pervasive come la pandemia che ci ha colpito tutti quanti. Per essere precisi sarebbe meglio definirla come una competenza più che come sola capacità, perché le competenze sono il risultato delle capacità che abbiamo appreso e del bagaglio delle nostre conoscenze.

Ma se si tratta di una competenza, allora la resilienza si può misurare, imparare e anche allenare e migliorare - potresti iniziare con questi 14 suggerimenti! La maggior parte di noi lo fa solo in certi momenti della vita, quelli traumatici o molto difficili per l’appunto, e in modo inconsapevole, ma chi si occupa dello sviluppo e del benessere delle persone - Coach, Counselor, Psicologi e Psicoterapeuti – sa bene che la resilienza si può sviluppare in modo strutturato.

 

Perché essere resilienti conviene

Ognuno di noi ha vissuto esperienze intense o dolorose in grado di far traballare qualsiasi nostra sicurezza e stabilità: la perdita del lavoro, una relazione finita male, conflitti quotidiani prolungati, separazioni, divorzi, la perdita di una persona cara, l’allontanamento dai propri affetti, la presenza di patologie invalidanti. Da queste situazioni altamente stressanti, alcune persone riescono ad uscire senza riportare danni, riescono a rialzarsi dopo la crisi più forti e ingegnosi di prima, addirittura sanno trarre il meglio dall’evento; altre “crollano”, portando con loro effetti talmente invasivi da arrivare a sviluppare vere e proprie patologie.

 

Come si sviluppa la resilienza

A livello personale è dunque semplice comprendere perché è importante essere e diventare resilienti: perché aiuta a ritrovare il proprio equilibrio psico-fisico nelle avversità e a mantenere il proprio benessere personale. Questo, si può fare agendo nei 4 domini della resilienza suggeriti da Sharon Olivier, psicologa delle organizzazioni, coach e docente alla Hult International Business School:

  • il dominio mentale, dove per essere resilienti si lavora sulla flessibilità cognitiva, di attenzione e capacità di focalizzarsi sugli aspetti importanti, di cambiare il proprio punto di vista e di integrare visioni differenti;
  • il dominio fisico, dove attraverso esercizi e un alimentazione specifica si migliorano la nostra forza e resistenza;
  • il dominio emozionale, dove si allena la flessibilità emotiva e si impara a “maneggiare” e regolare le proprie emozioni con facilità al fine di sviluppare un atteggiamento positivo verso gli altri e gli eventi della vita;
  • il dominio valoriale, dove si impara ad agire perseguendo i propri scopi in modo coerente coi propri valori e le proprie credenze, e rispettando quelli altrui.

Il suggerimento è quello di mettere in atto quei comportamenti che garantiscono di ripristinare e mantenere in circolo nel nostro cervello quelli che confidenzialmente possiamo chiamare “neurotrasmettitori buoni” (i messaggeri chimici di cui si avvalgono le cellule cerebrali per comunicare tra di loro), ovvero quelli che hanno un impatto positivo sul nostro benessere:

  • fronteggiare la difficoltà un passo alla volta, e cercare di “vedere” ogni step come un progetto al posto che come un problema perché porsi sfide quotidiane “raggiungibili” e costruirsi delle prospettive favorisce il rilascio di dopamina e di GABA (acido gamma-amminobutirrico). La dopamina è il neurotrasmettitore che alimenta l’autostima, che consente di affrontare le sfide e che crea l’effetto “aspettativa”, per questo molti lo chiamano il neurotrasmettitore della “felicità”. Il GABA assicura equilibrio e fiducia nella vita e aumenta quando abbiamo delle prospettive positive;

  • vivere delle situazioni di relax o divertenti, ovvero quelle attività che favoriscono la secrezione naturale di serotonina. L’ormone del buon umore, come viene confidenzialmente chiamato questo neurotrasmettitore, aumenta la sensazione di fiducia, di gratitudine e di apertura nei confronti di sé stessi e delle altre persone;

  • circondarsi di affetti, di amicizie, di persone con cui si può parlare e confidarsi, anche nel perimetro professionale. Coltivare relazioni personali positive fa crescere il livello di ossitocina che permette alle persone di empatizzare con gli altri e di provare trasporto nei confronti del prossimo;

  • imparare cose nuove, dedicare tempo alla propria formazione, all’approfondimento e alla sperimentazione costruttiva che favoriscono il rilascio di acetilcolina, il neurotrasmettitore più abbondante nel sistema nervoso. Grazie a lei regoliamo l'attenzione e il ricordo, assimiliamo nuove informazioni, miglioriamo il nostro umore e la nostra motivazione e dormiamo anche meglio!

Se ti interessano altri suggerimenti più specifici scarica la mini-guida "essere resilienti" qui.

 

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La resilienza sul lavoro e in azienda

A livello professionale la resilienza consente di gestire al meglio le nostre riserve quotidiane di energia, facendo fronte a molteplici situazioni problematiche anche contemporaneamente, fronteggiando diverse fonti di stress. Insomma la resilienza è anche garanzia di efficienza e produttività! Se si possiede e si è in grado di sostenerla nel tempo allora si porta efficienza professionale nella propria organizzazione, si porta energia, motivazione e fiducia nel proprio team e si contribuisce a rendere resiliente anche il contesto aziendale.

Quali sono le caratteristiche di un’azienda resiliente? Le imprese che sono in grado di affrontare situazioni complesse, come i cambiamenti organizzativi, i passaggi generazionali, adattando la propria struttura a seconda del contesto, possono essere definite resilienti.

La resilienza in azienda dipende dal coinvolgimento attivo sia delle risorse umane che dell’organizzazione nel promuovere il benessere a tutti i livelli:

  • a livello mentale è fondamentale prevenire lo stress da lavoro correlato, promuovere un approccio positivo alla risoluzione dei conflitti e dei problemi e rendere tutti consapevoli dell’importanza della felicità per aumentare la produttività;

  • a livello organizzativo bisogna individuare ed incoraggiare l’applicazione di buone abitudini a supporto della resilienza, favorire programmi di salute, sicurezza e sostenibilità ambientale, promuovere la formazione continua senza dimenticarsi di offrire supporto di coaching e counseling a coloro che stanno «lottando» contro le avversità;

  • a livello personale bisogna prestare attenzione al work-life balance e offrire programmi di welfare in aggiunta alla retribuzione.

Se vuoi conoscere quali attività puoi proporre nella tua azienda, vedi qui.

E i manager cosa possono fare? (Scarica la guida per coltivare la tua resilienza e quella dei tuoi collaboratori)

Il coinvolgimento dei collaboratori rispetto al tema della resilienza e del benessere è un ottimo punto di partenza per analizzare la situazione e generare una maggiore consapevolezza. Spesso, infatti, i legami tra benessere, soddisfazione, felicità, coinvolgimento, motivazione e produttività sono sottovalutati sia dalle aziende che dagli stessi collaboratori. Il passaggio successivo prevede una proposta di formazione per aiutare a mantenere in allenamento sia resilienza sia l’efficacia professionale.

La vita è per il 10% cosa ti accade e per il 90% come reagisci.
Charles R. Swindoll

 

Sofia Crespi

di Sofia Crespi per The Coachingroup

Psicoterapeuta e coach