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Successo, affiliazione, potere… cosa ci motiva al lavoro?

  • Coachingroup_admin
  • 31/05/2019

Riscopriamo la teoria semplice e facilmente fruibile di Mc Clelland.

Cosa si intende per motivazione?

Il concetto di Motivazione, dal latino “muovere verso”, richiama al movimento, ovvero all’insieme di tutti quei motivi che spingono un individuo all’azione e al mettersi in moto. Il termine “motivazione” è però relativamente recente visto che fino ai primi decenni del XX secolo non veniva utilizzato né in ambito filosofico né in ambito psicologico. La prima metà del ‘900 viene invece considerata il “periodo motivazionale”, tanto questo concetto è stato utilizzato e diffuso sia nell’ambito psicologico che in quello etologico.

In psicologia il termine è stato spesso sostituito coi concetti di bisogno, pulsione e istinto e nell’ambito lavorativo abbinato alle parole meta, scopo o incentivo.

Quindi occuparsi di motivazione significa interrogarsi sul perché gli individui pensano e agiscono nel modo in cui lo fanno. Non è una domanda da “scienziati”; è un interrogativo che interessa a tutti perché nell’interazione quotidiana col nostro prossimo è importante cercare di capire le intenzioni altrui, e attribuire ai comportamenti un’intenzionalità e una finalità.

Essere consapevoli delle motivazioni dell’altro aiuta a fare previsioni sulle sue intenzioni così come essere consapevoli delle nostre personali motivazioni ci permette di controllare meglio il nostro comportamento e di fare scelte migliori, sia in ambito personale che professionale.

Cosa dice Mc Clelland?

Nell’ambito manageriale e dell’organizzazione aziendale una delle teorie della motivazione più interessante, benchè non molto recente, è quella proposta alla fine degli anni ’60 dallo psicologo statunitense David MClelland. MClelland è partito da un assunto di base: la motivazione è una cosa concreta, emerge grazie a fattori reali e tangibili e non si tramanda da una persona all’altra solo grazie ad un atto comunicativo! Nella sua teoria David MClelland sostiene che, indipendente da cultura, genere od età, in ciascuno di noi sono presenti tre fattori motivazionali – successo, affiliazione, potere – ma solo uno dei tre sarà quello predominante a cui faremo riferimento per il raggiungimento dei nostri obiettivi e il soddisfacimento dei nostri bisogni.

Coloro che sono mossi dal successo trovano soddisfazione nell’affrontare situazioni complesse e sfidanti, in cui sono chiamati ad usare ingegno e creatività. Hanno un profondo “gusto realizzativo” ma necessitano di obiettivi molto chiari e di una certa autonomia nel raggiungere la meta. Realizzazione è per loro la parola chiave!

Gli essere umani la cui spinta interna prevalente è quella della affiliazione sono contraddistinti dal termine Relazione. Il loro bisogno è quello di “far parte”, di un team, di una squadra, di un gruppo anche della famiglia. Nella dinamica del gruppo trovano la forza e il coraggio e riescono a sconfiggere le loro insicurezze. Tendono a far prevalere il NOI rispetto al TU.

I cosiddetti “power oriented” invece sono quelle persone motivate essenzialmente dalla possibilità di decidere e di far avvenire le cose e controllare gli altri. Questo tuttavia non basta se non godono della giusta (secondo loro!) visibilità e del giusto riconoscimento.

Nella dinamica aziendale conoscere i fattori motivazionali profondi nostri e delle persone con cui collaboriamo a stretto contatto serve per organizzare meglio il lavoro, in funzione delle caratteristiche individuali, per porsi gli obiettivi giusti e orientare meglio le decisioni.

Di Sofia Crespi 

per The Coachingroup

 

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