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persona cammina su scalini via via più alti supportati da mano amica, metafora del percorso di coaching

Cos’è il coaching e come favorisce la tua crescita professionale e personale

  • matteo molinari
  • 23/06/2020

Sai cos’è il coaching e come può sostenerti nel tuo sviluppo professionale e personale?
Ci sono momenti nella tua vita nei quali hai la sensazione di voler compiere un cambiamento e cerchi le risorse dentro di te anche se spesso non sai bene come attingervi, il coach è la persona che ti aiuta in questo percorso.

Autostima: come aumentarla con 5 semplici manovre.

  • Coachingroup_admin
  • 02/09/2020

Quante volte ti trovi a dirti “non ce la posso fare”? Ti capita di non sentirti a tuo agio o di non sentirti “all’altezza” (non ti senti ok)? Vorresti essere tu a prendere l’iniziativa anziché esser quello che ha bisogno di incoraggiamenti? Vuoi sentirti più sicuro nel raggiungere i tuoi obiettivi? Allora quest’articolo è quello che serve a te. Ti presenteremo uno strumento utile: Il mixer dell’autostima.

Descrizione degli obiettivi SMART. Specifico, misurabile, ambizioso, raggiungibile, tempificato

L’importanza di definire obiettivi SMART.

  • Coachingroup_admin
  • 30/03/2020

SMART è un acronimo che richiama alle qualità essenziali di un obiettivo ben ideato. Che si tratti di obiettivi personali o professionali, segui le indicazioni SMART per raggiungere il successo.

smartworking senza stress a casa donna che beve caffè e lavora a pc sul letto

Smart working tips per migliorare la tua produttività

  • matteo molinari
  • 20/03/2020

Perché per molti lo smart working non funziona bene come prima? Come mai è più stressante lavorare da casa?
Che differenza c’è fra lo smart working che tanto abbiamo cercato e voluto e il lavoro da remoto ai tempi del Corona Virus?
Perché prima ti piaceva, ti faceva stare bene mentre oggi invece ti sta disorientando e rendendo meno efficace?

motivazione persona che solleva le braccia all alba

Successo, affiliazione, potere… cosa ci motiva al lavoro?

  • Coachingroup_admin
  • 31/05/2019

Riscopriamo la teoria semplice e facilmente fruibile di Mc Clelland.

Cosa si intende per motivazione?

Il concetto di Motivazione, dal latino “muovere verso”, richiama al movimento, ovvero all’insieme di tutti quei motivi che spingono un individuo all’azione e al mettersi in moto. Il termine “motivazione” è però relativamente recente visto che fino ai primi decenni del XX secolo non veniva utilizzato né in ambito filosofico né in ambito psicologico. La prima metà del ‘900 viene invece considerata il “periodo motivazionale”, tanto questo concetto è stato utilizzato e diffuso sia nell’ambito psicologico che in quello etologico.

In psicologia il termine è stato spesso sostituito coi concetti di bisogno, pulsione e istinto e nell’ambito lavorativo abbinato alle parole meta, scopo o incentivo.

Quindi occuparsi di motivazione significa interrogarsi sul perché gli individui pensano e agiscono nel modo in cui lo fanno. Non è una domanda da “scienziati”; è un interrogativo che interessa a tutti perché nell’interazione quotidiana col nostro prossimo è importante cercare di capire le intenzioni altrui, e attribuire ai comportamenti un’intenzionalità e una finalità.

Essere consapevoli delle motivazioni dell’altro aiuta a fare previsioni sulle sue intenzioni così come essere consapevoli delle nostre personali motivazioni ci permette di controllare meglio il nostro comportamento e di fare scelte migliori, sia in ambito personale che professionale.

Cosa dice Mc Clelland?

Nell’ambito manageriale e dell’organizzazione aziendale una delle teorie della motivazione più interessante, benchè non molto recente, è quella proposta alla fine degli anni ’60 dallo psicologo statunitense David MClelland. MClelland è partito da un assunto di base: la motivazione è una cosa concreta, emerge grazie a fattori reali e tangibili e non si tramanda da una persona all’altra solo grazie ad un atto comunicativo! Nella sua teoria David MClelland sostiene che, indipendente da cultura, genere od età, in ciascuno di noi sono presenti tre fattori motivazionali – successo, affiliazione, potere – ma solo uno dei tre sarà quello predominante a cui faremo riferimento per il raggiungimento dei nostri obiettivi e il soddisfacimento dei nostri bisogni.

Coloro che sono mossi dal successo trovano soddisfazione nell’affrontare situazioni complesse e sfidanti, in cui sono chiamati ad usare ingegno e creatività. Hanno un profondo “gusto realizzativo” ma necessitano di obiettivi molto chiari e di una certa autonomia nel raggiungere la meta. Realizzazione è per loro la parola chiave!

Gli essere umani la cui spinta interna prevalente è quella della affiliazione sono contraddistinti dal termine Relazione. Il loro bisogno è quello di “far parte”, di un team, di una squadra, di un gruppo anche della famiglia. Nella dinamica del gruppo trovano la forza e il coraggio e riescono a sconfiggere le loro insicurezze. Tendono a far prevalere il NOI rispetto al TU.

I cosiddetti “power oriented” invece sono quelle persone motivate essenzialmente dalla possibilità di decidere e di far avvenire le cose e controllare gli altri. Questo tuttavia non basta se non godono della giusta (secondo loro!) visibilità e del giusto riconoscimento.

Nella dinamica aziendale conoscere i fattori motivazionali profondi nostri e delle persone con cui collaboriamo a stretto contatto serve per organizzare meglio il lavoro, in funzione delle caratteristiche individuali, per porsi gli obiettivi giusti e orientare meglio le decisioni.

Di Sofia Crespi 

per The Coachingroup

energia personale una mano di energia blu e una mano di energia rossa che si toccano

Energia Vitale: rinnovabile, ecologica, risparmiabile

  • Coachingroup_admin
  • 26/02/2019

Energia Vitale: magia e potenza

Energia” è una delle poche parole magiche che ancora ci sono rimaste. È magica perché è potente ma quasi nessuno sa come funziona realmente; e questo la rende ancora più potente, avvolgendola in un’aura di mistero che vela e rifrange le sue proprietà.

Quest’aura però a volte si trasforma in una densa cortina fumogena nella quale molti benintenzionati si smarriscono – come è capitato per esempio a Wilhelm Reich con la sua Energia Orgonica – e molti malintenzionati si nascondono per ingannarci meglio – per esempio tanti cosiddetti guaritori.

Fisica e biochimica: scienze appassionate d’energia!

Però c’è anche chi una chiara conoscenza di che cos’è l’energia, ce l’ha: i fisici e i biochimici, tra gli altri. Cito queste due categorie perché dal punto di vista del consulente aziendale (cioè di chi ha come missione l’aiutare gli altri a lavorare meglio) queste conoscenze risultano particolarmente utili.

I fisici definiscono l’energia come la capacità che ha un corpo di compiere lavoro. Interessante! Sì, perché le aziende vivono proprio grazie al lavoro. I biochimici da parte loro descrivono il modo in cui il corpo che più ci interessa – il nostro amato corpo umano – usa e trasforma l’energia per vivere, muoversi, pensare, lavorare.

Se vogliamo diventare più bravi nel gestire la nostra energia vitale, possiamo partire da questi due caposaldi – il lavoro e il corpo – per scoprire quali sono le sorgenti della nostra energia personale, e come possiamo sfruttarle senza impoverirle.

Energie rinnovabili, risparmio energetico ed ecologia: concetti applicabili al corpo umano

Sappiamo bene che uso dobbiamo fare delle nostre energie: energie rinnovabili, risparmio energetico, ecologia sono parole d’ordine ormai consolidate nell’ambiente globale, ma vanno benissimo anche nel nostro ristretto ambito personale e aziendale.

Certo assumono un significato diverso. Rinnovabile non è l’energia eolica o solare, ma quella che ci consente di portare quotidianamente il nostro contributo al lavoro comune senza mai temere un esaurimento. Ecologico è l’uso dell’energia che non avvelena nessuno – né noi stessi né chi lavora con noi. Risparmiare energia vuol dire scegliere con accuratezza dove investirla, evitando lavori inutili o dannosi ma mettendocela tutta quando invece ne vale la pena.

Se esploriamo un po’ la nostra relazione col mondo, possiamo scoprire che le sorgenti dell’energia personale sono molte e diverse, dentro e fuori di noi. Imparando a usarle bene e al massimo, scateneremo tutto il magico potere dell’energia.

Di Matteo Rosa per The Coachingroup

frustrated young woman bit her pc

Come vincere lo stress: è veloce e facile con il Coaching.

  • Coachingroup_admin
  • 13/02/2019

In che modo il Coaching può essere uno strumento utile per proteggerci dal danno dell’eccessivo stress?

I sintomi dello stress

Ci sono alcune parole di cui tutti sentono di conoscere il significato. Ogni persona, infatti, prima o poi sperimenta una situazione di stress. Un ragazzo prima degli esami, un bambino quando sta lontano da casa la prima volta, un adulto che si sente sopraffatto dalle proprie incombenze o responsabilità.

Qualunque sia la fonte reale o presunta, tutti in generale sperimentano l’urgenza di uscirne. Nella maggior parte dei casi si cerca di allontanarsi da quella che sembra esserne l’origine.

Di solito il processo si presenta così:

  1. chi prima chi dopo riconosce qualche sintomo, generalmente a livello fisico: mal di testa frequente, stanchezza, difficoltà di concentrazione, diminuzione della performance, tachicardia, insofferenza, scatti d’ira eccessivi o eccessivamente frequenti, pensieri ricorrenti, a volte quasi ossessivi, senso di non potercela più fare;
  2. si cerca di individuarne la causa: eccessive preoccupazioni, poco tempo per fare le cose, eccessive responsabilità, troppe richieste da altri (parenti, amici, colleghi, capi…);
  3. a questo punto arriva la consapevolezza della necessità ed il conseguente desiderio di intervenire in qualche modo. Ognuno ha una propria ricetta il cui beneficio è più o meno prolungato. Tendenzialmente l’obiettivo è quello di allontanare la causa (quando la si vede come esterna) ricavandosi spazio e/o tempo per sé. Molti escludono gli altri e cercano la solitudine come stato preferenziale per riprendere contatto con sé stessi. C’è chi attua una sorta di fuga e parte per un weekend lungo, un viaggio, chi cerca conforto e benessere in attività come lo yoga, la meditazione, ma anche la pratica di uno sport, il ballo… per la maggior parte dei casi qualcosa che ci distragga (dis-tragga), e mediamente che ci riporti in contatto con noi stessi.

Ma il più delle volte resta quel senso di impotenza, di frustrazione, che si genera quando ci si rende conto che l’intervento assume la funzione di palliativo, ci fa recuperare un po’ di energia ma non risolve il problema. E’ a questo punto che può essere utile un confronto con un coach esperto.

Come lavora il coach: un caso pratico!

L’esperienza dimostra che molto spesso a causare la sensazione di stress è il nostro modo di affrontare le situazioni o un bisogno insoddisfatto. Prendiamo l’esempio di una situazione come questa:

Cliente: “le competizioni mi stressano, quindi, appena posso preferisco evitarle. Anche a costo di perderci – tipo nel caso di una gara per acquisire un cliente – anche se c’è una parte di me che se ne dispiace… ma mi stressano troppo!”

Coach: “che cosa, esattamente, ti stressa delle competizioni?”

Cliente: “(ci pensa un po’…) la sfida, il fatto di dover vincere per forza…. Forse è il confronto con gli altri, il giudizio finale….”

Coach: “conosci qualcuno che vede le competizioni in maniera diversa?”

Cliente: “(si illumina!) la mia amica…., lei sì che ama le competizioni, per lei sono un divertimento, il momento per mettersi in gioco, ma giocare nel vero senso della parola. Ma lei è allenata. (momento di silenzio). Forse, se anche io mi allenassi magari un giorno “le soffrirei” di meno.”

Coach: “mi stai dicendo che se vedessi in una competizione un modo per allenarti (alla vita, allo sport ecc.) potresti anche buttartici?”

Cliente: “si certo, come allenamento potrei farlo.”

Quanto emerge è la potenza della nostra lettura delle situazioni. Se le guardiamo da una prospettiva diversa le cose cambiano, diventano più maneggevoli e, come d’incanto perdono il potere di stressarci.
A volte però sembra che la fonte del nostro stress siano gli altri, e loro non si possono cambiare:

Cliente: “io so cosa mi stressa!! Sono mio marito, mia mamma, i figli…!! Sembra che senza di me non possano fare nulla! Non appena entro in casa tutti vengono a sfogarsi con me. E uno e due e tre… alla fine sono stufa. Mi stressano! Non ne posso più, ma come faccio? Mica posso dire loro che non voglio più ascoltarli!!

Coach: “cosa succederebbe se per una volta lei decidesse di non stare a sentirli?”

Cliente: “ma no, non posso. Come faccio? Sono la mamma, è giusto così. In fondo è anche il dovere di una mamma, di una moglie ecc… quello che mi scoccia veramente è che a me non chiede mai nessuno come sto. È tutto ad un’unica via.”

Coach: “se capisco bene, quindi, non le dispiace che tutti la ritengano così indispensabile, solo desidererebbe che ascoltassero anche lei ogni tanto. Potersi sfogare a sua volta, sentirsi supportata.”

Cliente: “si è vero, il vero problema è che anche io ho bisogno di avere una spalla su cui appoggiarmi ogni tanto.”

Quello che è successo durante questo breve dialogo è che è emerso che in effetti la “vera causa” di stress era il bisogno insoddisfatto di reciprocità. A questo punto il colloquio col coach si sposta sull’individuazione di una strategia per arrivare a soddisfare il suo bisogno, senza né mettere in pericolo il proprio ruolo genitoriale, né privare gli altri del suo supporto.

Il ruolo del coach, come abbiamo visto in questi casi, è quello di aiutare il proprio interlocutore a vedere le cose anche da altre prospettive, mettendoci in grado di disincagliare la nostra mente dalle nostre convinzioni limitanti, e riacquistare la libertà di scelta, di azione, per ritrovare il benessere, soddisfare i nostri bisogni, raggiungere i nostri obiettivi.

Di Maria Rosa Rocco per Dol’s

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